La mostra fa dialogare due dei movimenti artistici più rilevanti del Novecento, il Futurismo italiano di inizio secolo e il Graffitismo americano nato negli anni Settanta. Come sottolinea il curatore, il critico americano Carlo McCormick, “sebbene distanti per epoca e contesto, entrambi hanno saputo sfidare le convenzioni accademiche e sociali, trasformando l’arte in un potente veicolo di ribellione e affermazione individuale”.
L’intento è mettere in luce come i protagonisti di questi movimenti abbiano sfidato le nozioni di arte e spazio pubblico. Ancora Carlo McCormick: “Se il Futurismo ha aspirato a distruggere il passato per far spazio a una nuova estetica della modernità, il Graffitismo ha ribaltato l’idea stessa di arte, portandola fuori dalle gallerie per renderla accessibile e visibile a tutti, nelle strade, sui vagoni della metropolitana, sui muri delle periferie”.
Altro elemento di rottura l’uso del colore che non è puramente decorativo ma è usato dai futuristi per esprimere velocità e dinamismo e dai graffitisti per contrastare il grigio delle città e trasformarle in un’esplosione di vita, identità e protesta.
Il percorso espositivo
Le oltre 150 opere di pittori italiani, tra i quali Balla, Depero, Boccioni, Dudreville, Sironi, Prampolini, e di artisti americani, come i “pionieri” Basquiat, Haring, Crash, Futura 2000, Rammellzee e la prima artista donna affermatasi nel Graffitismo, Lady Pink, sono esposte lungo un percorso tematico che parte dalla metropoli, ambiente catalizzatore del cambiamento, cui seguono la rappresentazione dell’uomo moderno, l’esaltazione del movimento, l’uso della parola, i temi del conflitto e della disgregazione, il rapporto con la moda e i nuovi mezzi espressivi per finire con una sezione documentaria.
Va sottolineata la sintonia del progetto con la sede espositiva che ha ospitato nel tempo diverse attività del settore trasporti, legato al tema della mobilità urbana, e oggi è uno spazio interdisciplinare destinato alla cultura.
L’artista testimone del suo tempo
La mostra mette in luce come sia Futurismo che Graffitismo concepiscono il futuro non come un punto di arrivo di un processo, ma come un’energia continua, un flusso in cui l’atto creativo diventa lo strumento con cui l’artista è in grado di rappresentare il movimento, la velocità e il flusso della sua epoca, diventando così un testimone del suo tempo.