Una figura poliedrica quella dell’artista italo-argentina, Leonor Fini (1907-1996), cui Palazzo Reale di Milano dedica una retrospettiva, a cura di Tere Arcq e Carlos Martín, prodotta con MondoMostre e il supporto dell’Estate di Leonor Fini.
Una figura eclettica, visionaria e ribelle ‒ pittrice, costumista, scenografa, illustratrice e performer ‒ dalla forte impronta identitaria come evidenzia il titolo della mostra, che riprende una sua frase: “Sono una pittrice. Quando mi chiedono come faccia, rispondo: ‛Io sono’”.
L’esposizione con oltre 100 opere tra dipinti, disegni, fotografie, costumi e video restituisce un ritratto completo dell’artista, testimoniando la versatilità della sua produzione, estranea a ogni rigida classificazione.
Il percorso espositivo
La modernità di Leonor Fini la ritroviamo lungo il percorso espositivo, che si sviluppa in nove sezioni, dedicate a temi tuttora al centro della società contemporanea come il genere, l’identità, l’appartenenza, i modelli di famiglia, il maschile e il femminile. Il suo è un universo onirico e simbolico in cui hanno spazio figure femminili, insieme a sfingi, donne-gatto ma anche il tema dell’inconscio ispirato agli anni vissuti a Trieste, città in cui era ben presente l’influsso di Freud e della psicanalisi.
Oltre all’arte, Leonor Fini seppe unire letteratura, con le frequentazioni di Jean Cocteau, Alberto Moravia ed Elsa Morante, moda e spettacolo. Collabora infatti con stilisti come Elsa Schiaparelli, anche lei in contatto con gli artisti surrealisti come Leonor, per la quale disegna la boccetta del profumo Shocking, ispirata al busto di Mae West, che anticipa il celebre design di Jean Paul Gaultier per le sue fragranze.
Frequenta e collabora con il mondo del cinema tra cui Anna Magnani, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini e Ludovico Visconti che la coinvolge nella creazione di costumi per alcune produzioni teatrali e liriche. In mostra i costumi per Tannhaüser (1963) e i bozzetti per le scenografie del Teatro alla Scala.
Il ritratto dell’artista
Chiude il percorso una raccolta di ritratti fotografici dell’artista, rivelatori del suo gusto per i travestimenti e le maschere, e di fotografie d’epoca in cui la stessa Fini posa con l’intenzione di auto-rappresentarsi.
Nell’ultima sala, un ambiente che gioca con specchi, fotografie e scritte, il dipinto Autoritratto con il cappello rosso rappresenta un “saluto” simbolico di Leonor Fini al pubblico, invitato a identificarsi con la sua figura e a scattare una foto per condividerla sui social con l’hashtag #iosonoleonorfini.