La sala Paesaggi di Palazzo Barberini ospita il Ritratto di monsignor Maffeo Barberini, attribuito dai principali studiosi a Caravaggio, proveniente da una collezione privata ed esposto al pubblico per la prima volta.
Con pochi tratti, Caravaggio raffigura un Ritratto in movimento e rivela lo stato d’animo e la personalità del protagonista, monumentale nella sua presenza, ma privo di retorica.
La raffinata sperimentazione cromatica, il modo di impostare la figura in diagonale rispetto al fondo, i contrasti di chiaro e scuro, il disegno delle mani arrotondate, la luminosità dell’epidermide e la tecnica di costruzione degli occhi sui quali è applicata una pennellata di biacca che dà intensità allo sguardo, sono i tratti distintivi che caratterizzano la mano del Merisi evidenziati da tutta la critica.
Dalla corrispondenza tra Roberto Longhi e Giuliano Briganti (pubblicata nel 2021) è emerso che fu inizialmente Briganti a scoprire e attribuire il Ritratto a Caravaggio anche se fu poi Longhi a scriverne sulla rivista “Paragone” nel 1963. Si tratta di un’opera fondamentale per comprendere la ritrattistica di Caravaggio perché i suoi ritratti sono rari e in maggioranza perduti o distrutti.
Secondo Longhi l’opera, riemersa a Roma senza documentazione, era stata conservata per secoli nella collezione dei Barberini, prima di entrare in una raccolta privata, probabilmente a seguito della dispersione del patrimonio negli anni Trenta.