L’idea di una mostra dedicata alla storia del design italiano che dialoghi con le arti visive è di Philippe Daverio. Il progetto prende forma nel 2009 in collaborazione con il MA*GA, dopo un lavoro di ricerca sulle collezioni del museo e sui personaggi che hanno segnato i rapporti tra arte e design.
Il progetto è stato attualizzato e riproposto da Emma Zanella, Vittoria Broggini e Alessandro Castiglioni in occasione dei trent’anni della sezione “Design” del museo, raccontando gli anni di innovazione e sperimentazione che hanno caratterizzato il periodo che va dal secondo dopoguerra alla fine del Novecento.
Il percorso espositivo
La mostra si apre con un omaggio a Daverio e al suo saggio dedicato al design nato a Milano, alla base delle scelte estetiche dell’esposizione. Le poltrone di Gio Ponti, Luigi Caccia Dominioni, Marco Zanuso si affiancano al ritratto della famiglia Ponti eseguito da Massimo Campigli.
Dalle geometrie essenziali e spigolose del dopoguerra alle forme più libere e colorate degli anni Cinquanta per arrivare al boom economico in cui la casa diventa uno spazio in cui rappresentarsi e si inventano nuovi materiali che cambiano la produzione industriale. Le lampade di Vico Magistretti, Gae Aulenti, Joe Colombo e dei fratelli Castiglioni dialogano con le opere di Piero Manzoni e Lucio Fontana.
Se il design radicale disconosce i metodi tradizionali che portano alla creazione di un progetto di design e nella pratica creativa si fa strada una chiave ironica, gli anni Settanta si caratterizzano per l’adozione di un linguaggio più essenziale, la nascita di una progettazione democratica fatta di kit di autocostruzione e di idee utopiche.
Gli anni della “Milano da bere” vedono una esplosione dei consumi, il ritorno del colore, il successo internazionale del Made in Italy e l’ironia sia in campo artistico con le opere di Maurizio Cattelan che all’interno delle case con la rivoluzione nelle forme degli oggetti per la cucina portata da Alessi.
Un’opera interattiva di Ennio Bertrand, pioniere dell’arte digitale in Italia fa da trait d’union con la mostra “HYPERDESIGN”, XXVII edizione del Premio Gallarate, curata da Chiara Alessi e dedicata ai progetti e ai processi del design dopo gli anni zero.
La mostra racconta anche un’altra forma di design, quello culturale e sociale che la televisione ha contribuito a delineare, grazie a una selezione di programmi, sigle, documenti e personaggi noti e meno noti, scelti in collaborazione con Rai Teche, trasmessi nel grande spazio progettato da Parasite 2.0 per gli incontri con il pubblico.
L’allestimento
Parasite2.0 ha voluto realizzare negli spazi delle due mostre aperte in contemporanea al MA*GA un ambiente che sia un cantiere in continuo divenire. Caratterizzano l’allestimento tubi metallici tipici dei ponteggi per edilizia e pavimenti flottanti che simulano i bancali con cui i materiali da costruzione vengono consegnati.
La messa in scena prende forma con i muri “parlanti”, contenitori che supportano tv, casse audio, quadri, foto, testi, domande per comunicare e amplificare progetti e messaggi lungo il percorso.