La mostra “En route”, curata da don Giacomo Cardinali, Simona De Crescenzo, Francesca Giannetto e Delio V. Proverbio, allestita nelle sale Kerkorian e Barberini e negli spazi adiacenti della Biblioteca Apostolica Vaticana grazie al sostegno di Intesa SanPaolo, Sparkle, Fondazione Anawim e Maison Dior, riunisce tre narratori contemporanei di estrazione diversa: il musicista Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, l’illustratrice islandese Kristjana S. Williams e la direttrice artistica delle collezioni donna Dior, Maria Grazia Chiuri.
L’origine della mostra
Il progetto nasce dal ritrovamento di un fondo proveniente dall’eredità del diplomatico ed erudito Cesare Poma (1862-1932). Si tratta del fondo “Poma Periodici”, una raccolta di circa 1.200 giornali, provenienti dalle località più remote e stampati nelle lingue più impensate dei cinque continenti.
All’interno del fondo è poi presente il periodico “En route”, cui si ispira l’esposizione, che due giornalisti francesi, Lucien Leroy e Henri Papillaud, pubblicarono durante il loro viaggio intorno al mondo tra 1895 e 1897, per finanziare la loro impresa e raccontare i luoghi visitati.
Oltre ai viaggi di Poma e dei due giornalisti il progetto ha selezionato le storie di alcune donne che, in piena età vittoriana, vincendo gli stereotipi culturali del tempo e spinte da motivazioni diverse, partirono sole alla volta del loro particolare giro del mondo.
Il racconto – Jovanotti
Tre i narratori scelti, tre “creativi” perfettamente inseriti nella contemporaneità per dialogare con i viaggiatori di metà Ottocento.
Ecco allora Jovanotti, moderno globe-trotter, che apre il percorso espositivo mostrando gli strumenti dei suoi viaggi e del suo fare musica (una bicicletta, una chitarra, ma anche una mirror ball da discoteca), i libri che lo hanno ispirato, i disegni e gli appunti di viaggio, accompagnati da una inedita traccia sonora.
“Il viaggio è la vita stessa, sebbene i chilometri ne siamo un ingrediente per me necessario ma non irrinunciabile. Ho viaggiato e viaggio anche da fermo, con la musica, con la letteratura, con i film, con le mappe, con le idee, con l’immaginazione”, dichiara il cantautore. E ancora: “Viaggiare è un’esperienza complessa che coinvolge tutti i sensi; i sensi vanno allenati e per allenarli bisogna metterli alla prova di continuo. Viaggiare è anche cercare la fatica, andare a caccia di quei momenti in cui ti chiedi ‛ma che ci faccio qui?’ e proprio in quei momenti può succedere qualcosa che ricorderai per sempre”.
Il racconto – Kristjana S. Williams
All’artista visiva islandese che vive e lavora a Londra, Kristjana S. Williams, il compito di illustrare per il pubblico gli itinerari e le storie di Cesare Poma, dei redattori di “En route” e delle pionieristiche donne viaggiatrici di fine Ottocento.
“I miei paesaggi nascono dall’incontro tra realtà e invenzione. Prendo ispirazione da luoghi che mi hanno colpito, ma attraverso il processo creativo li trasformo in mondi fantastici dove natura e storia si intrecciano in modi inaspettati. Utilizzo incisioni come tavolozza di base, poi le frammento e le ricostruisco per creare nuovi universi”. Un approccio che troviamo fin dal visual realizzato per la mostra, ispirato dai documenti storici della Biblioteca, in cui le lettere che compongono il titolo, e che accolgono il visitatore dalla facciata sul Cortile del Belvedere, al loro interno riportano elementi fantastici e dettagli evocati dalle storie sviluppate lungo il percorso espositivo.
“Spero che i visitatori lascino la mostra con un senso di meraviglia e curiosità, ispirati a esplorare il mondo con occhi nuovi. Il mio obiettivo è stimolare un viaggio di scoperta interiore, in cui ogni opera diventi una porta verso nuove prospettive e storie. Vorrei che il mio lavoro incoraggiasse gli spettatori ad apprezzare il contributo dei viaggiatori e delle viaggiatrici del passato e a riconoscere il ricco mosaico di esperienze che ci aiutano a comprendere il mondo di oggi”, questo l’auspicio di Kristjana S. Williams.
Il racconto – Maria Grazia Chiuri
La sala Barberini ospita l’installazione site-specific, caratterizzata da globi e mappamondi tessuti e ricamati, ideata da Maria Grazia Chiuri, in collaborazione con Karishma Swali e gli artigiani della Chanakya School of Craft. È il racconto delle storie di Annie Londonderry, Nellie Bly, Elizabeth Bisland, di Gertrude Bell e delle sorelle Smith, partite da Inghilterra, Scozia e Stati Uniti per mettersi in viaggio da sole, sfidando la mentalità patriarcale, decise a far valere i propri diritti e la propria autonomia.
Il progetto si sviluppa intorno al rapporto tra moda e viaggio, sul potere dell’abito di liberare il corpo per permetterne il movimento. L’abbigliamento rispecchia lo spirito dei tempi e gli abiti scelti da queste donne diventano un aspetto che le caratterizza sia per superare i canoni vigenti che come elemento identitario.
“Sicuramente questo progetto è stato molto stimolante, perché ci ha portato a riflettere sull’aspetto dell’abito e sulle sue evoluzioni, o meglio direi sulla possibilità di cambiamento che è l’abito a offrire, perché non credo si sia trattato di modifiche dovute tanto a necessità funzionali, ma di un vero e proprio cambiamento epocale, avvenuto nelle persone stesse. Da sempre mi, e ci [con Karishma Swali], interessa l’evoluzione della moda, che è un discorso globale e sempre molto connesso ai viaggi. Inoltre, trovo che quello che caratterizza un viaggio sia certamente la scoperta di nuovi luoghi, ma anche l’entrare in contatto con realtà diverse, e sono convinta che tutto questo possa essere raccontato anche attraverso i tessuti e attraverso i ricami, come abbiamo fatto in questa sala”, così Maria Grazia Chiuri in un’intervista. E aggiunge: “credo poi che questo progetto sia stato stimolante per noi, perché, illustrando i viaggi di queste donne, abbiamo di fatto raccontato i nostri viaggi personali, quelli che con Karishma facciamo nel nostro lavoro, dedicati allo studio e alla ricerca. In questo progetto in biblioteca abbiamo avuto l’occasione di mostrare al pubblico, addirittura di esporre, il nostro percorso di documentazione e di riflessione, dando a esso maggiore enfasi rispetto al manufatto finale, come avviene invece nel normale processo creativo della moda. ‛En route’ è, dunque, per noi anche il modo di svelare quanto studio e quanta ricerca si nascondano dietro una collezione, e l’intrico dei linguaggi che si incontrano nella moda”.
La Mappa di Boetti
La mostra termina nel salone Sistino con una delle caratteristiche “mappe” di Alighiero Boetti, realizzate con la tecnica del ricamo su tela. La Mappa esposta proviene dalle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo a Napoli ed è stata realizzata nel 1984 in Afghanistan da tessitrici locali, che lasciano bianco l’Afghanistan, senza intesserne la bandiera; intorno al planisfero, oltre alla firma e alla data, scorrono alcune sentenze popolari e un celebre verso foscoliano.